Andrea

«Certo, Certo. Buona sera. Non si preoccupi, Maresciallo.»

Attese qualche secondo con la cornetta distante pochi centimetri dall’orecchio, e quando sentì il click, disturbato da un leggero sfrigolio, tirò un sospiro e la poggiò lentamente sull’apparecchio. La chiamata di controllo dei Carabinieri lo lasciò solo nel silenzio che accoglieva gli ultimi raggi di sole; le lame di luce rosea filtravano dalle tapparelle a ovest. Entro breve i tetti delle palazzine di fronte avrebbero anticipato il tramonto, creandone un surrogato urbano, sintetico.

Aveva imparato a non guardare l’orologio, lo portava, sì, ma solo per abitudine. 

Aveva imparato a ignorare il tempo, per non soffrire ogni secondo, ogni minuto, ogni ora strappati dal tedio della gabbia, e adesso che si trovò a sbirciare la sera calante attraverso fessure fu come svegliarsi sul vagone, quando la stazione è già passata; a quel punto, ogni passeggero non può far altro che attendere la prossima fermata sperando di non addormentarsi di nuovo, così diceva sempre Omar suo compagno di cella, e continuava: «... il problema è che il treno della vita non torna indietro».

Emergendo nuovamente dai pensieri, fu sul punto di credersi in un sogno, non avendo alcuna idea di come fosse finito in piedi a contemplare il tramonto, esattamente come quando, da un secondo all’altro, il cielo, attraverso la finestra rinforzata, si trasformava da azzurro a blu; in quei momenti si accorgeva quanto prezioso fosse il tempo e quanto fossero veritiere le parole di Omar.

Si chiese cosa stesse facendo in quel momento, se lo stesse odiando per averlo lasciato solo. 

D’un tratto, qualcosa di familiare si poggiò su di lui, sulla sua schiena, sulla sua testa, sulle sue spalle.

Sul cuore.

Spettrale e cupa, la colpa si adagiò sulla psiche di Andrea nutrendosi della felicità residua, e lo lasciò a scavarsi dentro. C’era ancora qualcosa di prezioso nel profondo o la sua vita era ormai andata?

Si tratta solo di otto anni di galera, si rispose, e Omar è sicuramente contento che io sia fuori.

by Bellard Richmont

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