Anita

by Arianna Calandra

Certo, un paio di pantaloni potevo anche metterli.

Con un sorriso sicuro Anita dissimulò l’imbarazzo di trovarsi in mutande. Studiò l’appartamento del vicino con il respiro reso affannoso dalla mascherina, sembrava esserci esplosa una bomba dentro, inoltre odorava di calzini sporchi. Lui però sembrava gentile.

«Che si fa?» Lo vide affacciarsi con le mani nei capelli. I muri della sua camera da letto stavano per collassare sotto la pressione del tubo rotto. 

Una carrellata di proiezioni future sfilò davanti agli occhi di Anita. Si guardarono, entrambi consumati dall’ansia di uno stesso pensiero. Fu lei  a tirarlo fuori.

«Non voglio chiamare i servizi ufficiali». 

Si chiamavano così gli operatori addetti alla valutazione degli stabili. Quella vecchia palazzina prima o poi avrebbe iniziato a fare i capricci, lo sapevano tutti, era solo questione di tempo. 

Molti cittadini erano già stati trasferiti nei nuovi condomini, più simili a scatoloni di cemento impilati l’uno sull’altro, composti in parti uguali da intonaco e videocamere di sorveglianza. Trasferirsi avrebbe significato abbandonare tutte le sue piante e forse anche Susy. Nel 2023 le coppie come le sue erano ancora considerate irregolari.

«Neanche io voglio chiamarli» rispose Luca.

«Allora sbrighiamocela da soli. Ho già chiuso l’acqua, il danno non dovrebbe estendersi ulteriormente».

Con il massimo silenzio si spostarono nell’appartamento di Anita, ci mancava solo che qualche vicino ficcanaso li vedesse insieme, pronto a chiamare i servizi e a denunciarli per la vicinanza.

Luca sembrò spaesato dal covo di Anita, probabilmente non vedeva tante piante da almeno tre anni, dall’inizio del lock down.

«Sono una agro ingegnere» lo anticipò lei. «Vado a prendere la cassetta degli attrezzi. Oh Susy, lui è il nostro vicino. Gli abbiamo allagato la camera, preparagli un tè per scusarti».

Susy non perse tempo e colse l’occasione per sfogarsi in chiacchiere, eccitata all’idea di un nuovo essere umano con cui conversare. Luca si muoveva impacciato tra le piante, rispondendo a monosillabi tra un respiro e l’altro di Susy. Quando Anita tornò con gli attrezzi, li trovò sul divano e con le tazze in mano. 

«Anita, sapevi che il nostro vicino è uno scrittore?»

«Ma davvero? E ci campi?»

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