Miriam

by Sahara Rossi

«Papà, vero che tu non morirai mai?». 

«E perché dovrei?». Miriam aveva abbassato lo sguardo, riflettendo per qualche istante. Era sera, il sole era calato dietro una coltre di nuvole scure, lasciando dietro di sé qualche lampo livido nel cielo ed uno scroscio di pioggia lieve. «Perché tutti prima o poi devono morire». 

Sembrava soddisfatta della sua risposta, suo padre lo intuì dal sorrisetto furbo che le colorò il volto paffutello e che le accese le guance rossicce spruzzate qua e là da rade lentiggini. «Devi sapere, Miriam, che io sono immortale». Affascinata da quella parola, con gli occhi grandi e profondi, di cioccolata, la bambina lo guardò assorta. «Vivrò per altri mille anni o forse più!», esclamò il padre, cullandola sulle ginocchia. «Sei sicuro?». 

«Sicurissimo», continuò lui. «Ma ora dimmi, che storia vuoi che ti racconti?».  

Sempre la stessa, quella della principessa, la fata nei boschi, con le sue ali di vetro ed i capelli argentei, l’elfo dispettoso e la lumaca gentile, la casetta dal tetto rosso ed il caminetto sempre acceso, proprio lì, al limitare della radura incantata. 

 

Glielo aveva chiesto di nuovo, man mano che il tempo trascorreva veloce ed inesorabile, e suo padre diveniva stanco, i suoi capelli poco a poco s’ingrigivano e lentamente, qualche ruga cominciava a solcare il dorso delle sue mani grandi. 

 

«Vedrete che ne usciremo», era solito dire, quando la sera, seduto sul divano assieme alla moglie, Miriam e Maia, guardavano i ripetuti notiziari  in cui s’informava la gente circa la rapida diffusione del virus. Ed i telegiornali, di giorno in giorno, non facevano altro che dare notizie peggiori. «Sale a 540.000 il numero di contagiati da covid19 quest’oggi, 160.560 il numero delle vittime, purtroppo non abbiamo dati rassicuranti sul numero dei guariti, che, negli ultimi quattro giorni, sembrano essere in calo rispetto ai decessi». 

 

Eppure suo padre continuava a ripetere, con quel suo sguardo dolce e rassicurante, e la voce profonda e
cavernosa: «Andrà tutto bene, ne usciremo». Poi però Miriam ricordò che una mattina non venne a fare colazione. Attorno alle undici bussò timidamente alla porta della sua camera da letto e lui le disse che sarebbe rimasto a dormire ancora per un po’, che non si sentiva bene. Nel pomeriggio, sua madre gli misurò la febbre, e, con angoscia, constatò che la temperatura si era alzata. Trentotto gradi, che di sera, leggermente dopo cena, divennero trentanove. Il giorno successivo, la febbre rimase costante. Suo padre bevve solo una tazza di tè al cardamomo, il suo preferito, e mangiò una fetta biscottata asciutta per pranzo. Il martedì, dopo quarantotto ore, la febbre arrivò ai trentanove e mezzo. Durante la notte Miriam lo sentì tossire spesso, una tosse secca, aspra. Il venerdì, sua madre chiamò il medico, e, data la situazione, ritennero urgente far subito venir qualcuno. Come da prassi, suo padre fu sottoposto ad un tampone, ed il risultato non tardò ad arrivare. 

Positivo.

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