Matteo

Non vedo arrivare il colpo, la gomma impatta contro la mia mandibola.

Tutto rallenta.

Il pungo struscia lentamente sulla mia guancia, si muove come fosse una ballerina di lap dance e  sopra un suo cliente.

Il collo gira.

La testa si contrae.

I piedi si sollevano da terra.

Il corpo inizia a ruotare su se stesso.

Mi sento leggiadro.

In aria perdo i sensi.

L’impatto con il pavimento freddo del piano terra mi sveglia.

Nella mia testa -cosi lo racconterò se mai uscirò da questa situazione- ho attutito il colpo in maniera epica, come Brad Pitt nel famoso film di Guy Ritchie “The Snatch”. Agli occhi degli astanti probabilmente sono sembrato un sacco di patate che viene scaricato a terra dal fruttivendolo al mercato. Questione di prospettive.

Non ho mai preso un vero pugno in vita mia. Fin da piccolo risultavo essere tra i più grossi della scuola. Se qualcuno mi prendeva in giro lo appendevo al muro, sull’autobus nessuno mi infastidiva e generalmente i compagni preferivano avermi come amico più che come avversario. Non che io sia mai stato una persona violenta o che sapessi come si scaglia un pugno ero semplicemente sproporzionato in confronto ai miei coetanei e spesso anche ai ragazzi più grandi. Essere alti più di un metro e novanta ha i suoi vantaggi.

by Niccolò Cometto (NH)

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