Miriam

by Sahara Rossi

Non aveva mai visto la morte in volto. Se l’era sempre immaginata cupa, soffocante, come un qualcosa di incorporeo che si stende tetro simile ad un velo sottile sulle teste della gente, per ricordare il compito svolto, le persone che ha portato via con sé, per marchiare per sempre con il suo dolore acuto, impresso nella carne, l’assenza di chi l’ha seguita. Suo padre era andato via in silenzio, quasi in punta di piedi, senza far rumore. Le aveva dato un bacio amaro ed uno sguardo complice e stanco, ed aveva raggiunto un mondo oltre e lontano, senza più lasciar traccia. Dicevano che Miriam non gli somigliasse affatto. Ne' il colore degli occhi, ne' la forma delle mani, ne' la fronte o l’altezza. Solo una cosa era dannatamente identica, quasi da far impressione. Il sorriso. Il modo in cui incurvava le labbra all’insù, in maniera così ilare e meditabonda, era l’esatta copia dell’espressione che suo padre assumeva la maggior parte delle volte, quando si perdeva nelle labirintiche e fitte strade dei suoi pensieri. Per molti mesi, Miriam si era rifiutata di guardarsi allo specchio, tanto osservare le sue labbra, anche se di sfuggita, le facesse male. A volte pensava che avrebbe davvero preferito vedere il corpo senza vita di suo padre, lo sguardo vacuo e ormai lontano, le mani rilassate e abbandonate ad una dimensione altra. Forse così se ne sarebbe davvero fatta una ragione, avrebbe davvero accettato il fatto che lui fosse morto. Morto. Che orribile parola. Eppure la verità, in fondo, era questa. E lei forse avrebbe smesso di torturarsi e crogiolarsi in mille ricordi e dubbi, arrivando a pensare che suo padre in realtà si era soltanto dissolto chissà dove, e un giorno lei lo avrebbe incontrato di nuovo, ed insieme avrebbero bevuto un calice di vino bianco e cantato sotto una quercia enorme in un campo ingiallito da spighe di grano. Ma mentre rifletteva su tutto ciò, il volto spettrale del condomino del terzo piano, Andrea Rossi, coperto in una frazione di secondo dalla cerniera del sacco nero, le ripiombò violenta ed atroce negli occhi. Allora così doveva essere la morte, pensò. Cruenta, bianca, viscida e senza filtri. Crollò a terra, esattamente come era successo dopo aver appreso la notizia riguardante suo padre. Ma qualcosa di diverso la pervase. Si sentì come spossata, nauseata. Non seppe con certezza se gridò o se l’angoscia le rimase incastrata nella gola; seppe solo che sua madre continuava a bussare a piangere, implorandole di aprire la porta. Quando Miriam lo fece, non le diede nemmeno il tempo di dire qualcosa che le si fiondò tra le braccia, tremando incontrollata. Maia, rimasta immobile nel corridoio, come pietrificata, domandò: «E’ morto qualcuno, vero?» 

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